Una giovane tirocinante internazionale

Gentilissimo Eduardo Missoni,

sono una giovane laureata di 25 anni.

Da lunedì scorso mi trovo a Managua e rimarrò qui per sei mesi fino a maggio per un'esperienza di tirocinio presso un’organizzazione internazionale.

Prima di partire mio papà, un medico altrettanto devoto all'aiuto umanitario e per anni volontario con una ONG in Sud Sudan e in Etiopia, mi ha consegnato Misa Campesina raccomandandomi di leggerlo presto.

Sta terminando adesso la mia seconda settimana dall'altra parte del mondo e contemporaneamente finisco di leggere il suo libro. 

Sicuramente il Nicaragua, come descrive già lei nell'epilogo, è molto diverso dal suo primo impatto in questo Paese, anzi forse proprio tutto diverso: dal 2018 la situazione politica è molto tesa, viene negato qualsiasi tipo di libertà di espressione, associazione e quei diritti per noi scontati e fondamentali vengono qui ripetutamente violati e calpestati. 

Per fortuna l’istituzione internazionale che mi ospita con i suoi strumenti limitati si sta impegnando concretamente per cercare di portare il paese verso una transizione pacifica, democratica e basata sul dialogo. Ma è molto difficile, qui l’Istituzione non è benvenuta e i momenti di confronto con il governo di Ortega sono molto limitati. 

Nel suo libro cita spesso il giornale La Prensa: dall'anno scorso quel giornale, come tutti quelli indipendenti, è confiscato e non esiste più nell'edizione cartacea.  

La rappresentanza incontra spesso l'opposizione e tra i tanti incontri a cui ho potuto assistere, ve n'è stato uno con la NGO Ayuda en Acción che mi ha colpito perché raccontava di come anche gli strumenti ospedalieri provenienti da alcuni paesi dell'UE (tra cui il nostro) tramite progetti di cooperazione allo sviluppo, sono fermi alla dogana e non viene permesso il loro ingresso nel Paese.

Insomma, non è un caso se qui la popolazione parla di vera e propria dittatura orteguista. 

In questa difficile dinamica devo però anche dire che la lettura del suo diario è stato per me un modo importante e positivo per immaginarmi anche la realtà precedente a questa, per conoscere un po' il Paese rivoluzionario e allora impegnato nella costruzione di una società libera; per iniziare questa lunga esperienza sperando e credendo che l'entusiasmo e l'impegno verso una nuova democrazia possano disegnare la futura strada percorsa dalla società nicaraguense. Grazie!

La sera a Managua è pericoloso uscire a piedi (soprattutto per me giovane e con la pelle molto chiara) e inoltre io, da poco arrivata, non conosco ancora quasi nessuno: la sera allora mi siedo nel piccolo patio della casetta in Colonia Centroamerica dove vivo e talvolta scrivo il diario delle mie giornate. Non è una cosa nuova per me tenere un diario delle mie esperienza lontano da casa, ma in questa realtà è bello sapere che qualcuno tanto tempo fa e per motivi diversi, ma in fondo anche un po' simili, già ne stava scrivendo uno. 

Le mando un forte abbraccio dal Nicaragua che è rimasto sempre molto caldo e umido, ma -fortunatamente- non piovoso (è appena terminata la stagione delle piogge!).