Una amica di mo padre: Maria Lambertenghi

Caro Attilio, 

Ho letto con attenzione e talora con commozione il libro testimonianza di tuo figlio. Ecco, il frutto che si stacca dall’albero e se ne va lontano (noi non vorremmo. è nostro, l’abbiamo nutrito del nostro sangue e del nostro amore) per dare altri frutti, e che frutti! Ma come avete continuato a essere parte viavai e operante nella sua vita. 

Non poteva non essere altrimenti, con una madre « che lo ah educato al mondo » e un padre che lo « ha spinto a far rotta verso l’orizzonte ». Che bella immagine, Attilio, di un padre generoso e forte e libero.

Ti son grata di avermi fatto partecipe donandomi il libro, di questa parte fondamentale della vita di tuo figlio. Mi ha toccato la forza e la determinazione del suo impegno, la sua sensibilità e rale capacità di rapporto con i più miseri, la sua disponibilità e dedizione professionale non solo nella cura, ma anche nella riceda, la sua sofferenza nel constatare quanto gli ideali che dovrebbero accomunare tutti gli uomini di buona volontà, vengano talvolta usati e traditi da chi se ne fa pubblicamente portatore. E la sua umiltà, la virtù dei veri grandi. 

Ecco, avere questa capacità di star dentro alle cose di quoto mondo, conviverci e rimanere immuni perché « ancora una volta avevo la sensazione che sono altre le cose che contano ». Di quest immunità abbiamo bisogno, perché un ideale che si confonde con il desiderio del potere per il potere si appesantisce e cade come l’aquilone che ha perso il vento. 

Che continui a volare, questo splendido aquilone, perché il cammino verso l’utopia è faticoso, difficile e anche pericoloso. 

Noi qui , per dare un po’ di ali al nostro piccolo quotidiano abbiamo bisogno di sentore che qualcuno, da qualche parte, vola per davvero. 

Ti abbraccio, 

Maria